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Etiopia: i giovani suonatori di masinko

Di Camilla
Suonatori di Masinko-musicisti tradizionali-Bahir Dar-Amara region-Etiopia-Africa

–  Etiopia: chi sono i suonatori di masinko –

Le mani si muovono veloci intorno all’unica corda dello strumento, i piedi battono senza sosta sul pavimento per tenere il tempo e lo sguardo vaga alla ricerca dell’ispirazione. Mentre la musica melodiosa riempie l’aria, le voci giovani ma potenti aggiungono quel tocco unico e suggestivo che conquista l’ascoltatore. È lo spettacolo dei piccoli suonatori di masinko, un’antica tradizione dell’Etiopia.

Il masinko è uno strumento musicale simile a un liuto, con la cassa a forma di rombo e una sola corda che emette un suono rauco e vibrante. La tradizione ha mosso i primi passi a Gonder e nell’area circostante (a nord dell’Etiopia), per diffondersi poi in tutto lo stato. Coloro che suonano questo strumento, chiamati in Amharico (la lingua locale) ‘Azanari’, cantano e recitano strofe riprese dalle tradizioni o improvvisate sul momento in base al pubblico che hanno di fronte, scherzando con gli spettatori a suon di battute e rime.

Masinko, strumento di sopravvivenza per molti giovani etiopi

Nelle famiglie etiopi l’arte di suonare questo strumento viene tramandata di generazione in generazione, come un tesoro da custodire. Sono tantissimi i ragazzini, anche molto piccoli, che si esibiscono nei locali e in strada. La musica è la loro vita e questa sorta di violino il loro più fedele compagno, ma non nel senso più romantico e bello dell’espressione. Per loro quello strumento è l’unica fonte di sostentamento e sopravvivenza.

Mentre suonano trasmettono una grande energia, sembra che il masinko faccia parte di loro: nei volti giovanissimi c’è sentimento e trasporto. Le voci, gli occhi e i movimenti ti catturano.

Ma se ti fermi a parlare con alcuni di loro, scopri che quel coinvolgimento che avevi notato è spesso solo una parte del lavoro: per quella musica e quello strumento a volte non c’è vera passione, o almeno non più. L’amore per la musica è stato sostituito da un legame costringente basato sulle necessità. Probabilmente all’inizio per alcuni era diverso, il divertimento era maggiore e il trasporto autentico. Ora è la sola opportunità che hanno per non morire di fame, l’unico appiglio a cui aggrapparsi, ma che vorrebbero sostituire con altro.

In Etiopia, il numero di ragazzi che si dedicano a questa professione ha subito un impressionante aumento e, allo stesso tempo, l’età in cui cominciano a girovagare per racimolare soldi si è abbassata sempre di più.
Lago tana-Bahir Dar-Amara region-Etiopia-Africa

Uno scorcio del lago Tana

 

Bahir Dar e i suonatori di masinko

Una delle località dell’Etiopia in cui se ne trovano molti è Bahir Dar, tanti musicisti tradizionali l’hanno scelta come ‘sede’ di lavoro. Questa città infatti è una delle meta turistiche del nord dell’Etiopia: attira per la presenza del lago Tana, le cui isolette ospitato antichi monasteri, e per le strepitose cascate del Nilo blu. Bahir Dar è anche la capitale della regione Amhara ed è diventata un importante centro economico. Tutto ciò rende la città molto più appetibile di altri villaggi della zona anche per i giovani musicisti.

Casctae Nilo Blu-NIlo blu-cascate di Bahir Dar-Bahir Dar-Amara region-Etiopia-Africa

Le stupende cascate del Nilo blu

Troppo giovani per lavorare

Nessun bambino dovrebbe esser costretto a lavorare, questo credo sia abbastanza scontato, anche se a volte ci dimentichiamo quanto troppo spesso accada. Suonare uno strumento per lavoro non fa eccezione. anche perché questo tipo di mestiere non si addice per niente ai bambini, nonostante siano tantissimi a praticarlo.  Chi svolge questa attività lavora a partire dal tardo pomeriggio fino a notte inoltrata, a volte fino alle prime ore dell’alba. Lo fa nelle feste e in locali frequentati soprattutto da adulti, dove come è normale che sia gira anche parecchio alcool. Lavorando di notte, questi ragazzini la mattina spesso dormono e non frequentano neanche la scuola.

Un incontro speciale: Tamene e Joseph

Sono entrata in questo complesso e misterioso mondo con Tamene e Joseph, due ragazzini sedicenni provenienti dalle zone circostanti la città di Gondar, ma che si sono stabiliti a Bahir Dar. Tamene dimostra meno dell’età che dichiara: un volto pulito, sembra il più vergognoso. Sorride timidamente ma si scioglie subito quando gli chiediamo di farci sentire qualcosa. In un attimo, improvvisando strofe su di noi (me, il mio fidanzato e un nostro carissimo amico giornalista che faceva da traduttore e ci aiutava a capire gli aspetti del fenomeno), sfuma l’imbarazzo iniziale. Parlandoci, si scopre presto che del sedicenne in lui c’è ben poco e il peso di questi anni difficili traspare da ogni parola.

Suonatori di Masinko-musicisti tradizionali-Bahir Dar-Amara region-Etiopia-Africa

Tamene mentre suona

Joseph invece ha un volto più serio, più duro dell’amico, le sue espressioni come i suoi atteggiamenti non hanno niente del ragazzino che dovrebbe essere: portano i segni di tante esperienze fatte troppo presto, di cose viste quando i suoi occhi e la sua mente non erano ancora pronti. Cerca di stare sulle sue, ma la giovane età lo tradisce spesso, soprattutto quando si affrontano temi delicati.

Due bimbi divenuti adulti troppo presto

Tamene e Joseph si conoscono da molto tempo, da quando erano piccoli e vivevano ancora nei villaggi con le loro famiglie. Entrambi passavano le giornate portando gli animali al pascolo, come fanno spesso i bambini in Etiopia. Sono entrati in contatto con il masinko fin dall’infanzia, perché entrambi i padri, come pure i nonni, erano musicisti. Qualche volta avevano anche strimpellato in casa, ma entrambi hanno deciso di imparare a suonare seriamente solo tre anni prima del nostro incontro, spinti dalle difficili condizioni economiche delle rispettive famiglie. Tamene è orfano di madre e il lavoro del padre non basta per vivere; Joseph invece ha perso entrambi i genitori e per un po’ ha vissuto con la nonna. In un primo momento si esibivano a Gondar, ognuno per conto proprio, ma solo nei finesettimana e non in modo regolare.

Suonatori di Masinko-musicisti tradizionali-Bahir Dar-Amara region-Etiopia-Africa

Joseph durante l’intervista

Poi è arrivata la decisione: spostarsi a Bahir Dar, dove il movimento è maggiore e si può guadagnare di più, almeno così speravano. Non sono partiti insieme dalle zone di origine: Tamene era solo, mentre Joseph si è spostato con alcuni parenti che ben presto, non trovando lavoro, hanno fatto ritorno a Gondar, lasciandolo solo. Nella capitale della regione Amhara si sono poi rincontrati e hanno cominciato a vivere insieme.

Bahir Dar-Amara region-Etiopia-Africa

Una delle vie centrali di Bahir Dar dove si affacciano negozi e locali

Bahir Dar si è rivelata presto diversa da come l’avevano immaginata: la speranza di poter guadagnare lì una cifra sufficiente si è rivelata quasi subito un’illusione.

Hanno così deciso di spostarsi alla ricerca di località dove fosse possibile racimolare più soldi: “Abbiamo viaggiato parecchio insieme ad altri ragazzi come noi, suonatori di masinko. Ci muovevamo in gruppo da una città all’altra – raccontano -: siamo stati a Dredawa, Nazrat, Awassa, Shashemene e pure ad Addis Abeba”. A volte le mete erano scelte in vista delle festività nazionali e religiose, in modo da poter essere in un posto quando si riempiva di gente. “Vivevamo e ci spostavamo con ciò che guadagnavamo suonando: per dormire affittavamo delle stanze dalle famiglie per pochi spiccioli”. In realtà non si trattava di vere e proprie camere: in Etiopia è abitudine per le famiglie, specie le più povere, affittare per la notte i pavimenti delle proprie case per piccole somme e, molto spesso, i clienti sono bambini di strada che hanno bisogno di un riparo e non hanno soldi.

via di Bahir Dar-Bahir Dar-Amara region-Etiopia-Africa

Una delle vie più povere di Bahir Dar

Durante questi spostamenti i ragazzini si sono trovati in situazioni più grandi di loro, in ambienti troppo evoluti e smaliziati, specie in alcune cittadine come Nazrat, nota per l’alto tasso di prostituzione. Sono diversi gli episodi tristi che affiorano nelle loro menti quando ripensano a quei mesi da vagabondi e di cui si vergognano a parlare: “A Nazrat una volta ho preso il tifo – racconta Joseph – stavo molto male. Grazie all’aiuto degli amici sono riuscito ad andare in una clinica per curarmi, ma è stato un momento estremamente duro per me. Quando sei in giro, poi, incontri persone cattive – aggiunge titubante –, persone che rubano ai ragazzini come noi che non hanno una casa”. A Joseph hanno scippato il cellulare e per portarglielo via lo hanno colpito violentemente ad una gamba, dove i segni sono ancora ben visibili. Forse è proprio in quel periodo, quando si spostavano da un posto all’altro, mossi dalla disperazione, che hanno chiuso definitivamente con la fanciullezza, costretti a diventare precocemente uomini.

Bahir Dar, la musica e i gruppi di bambini di strada

I sacrifici di quei mesi però non valevano il gioco, non stavano procurando i frutti sperati, ma solo tanta fatica e nessun punto di riferimento. Tamene e Joseph hanno così deciso di tornare a Bahir Dar: neanche questa città assicura loro guadagni certi, ma almeno non sono sempre in giro e sono più vicini ai loro villaggi d’origine. “Ora viviamo con altri ragazzini che suonano il masinko come noi in una piccola stanza per la quale paghiamo sessanta ETB al mese – spiegano -. In tutto siamo in cinque, alcuni sono più grandi, altri più piccoli. Certi li conosciamo da tanto tempo. Ma non stiamo sempre insieme, quando lavoriamo ci separiamo, ognuno va per conto suo e ci incontriamo quando andiamo a dormire”.

Mercato di Bahir Dar-Bahir Dar-Amara region-Etiopia-Africa

Uno degli angoli di Bahir Dar dove si ritrovano i ragazzi a giocare

Ci raccontano di un buon rapporto tra loro e gli altri ragazzi, sono ormai diventati un po’ punto di riferimento gli uni per gli altri: “A volte ci prestiamo i soldi o magari paghiamo il cibo anche per chi in quei giorni non ha guadagnato”. Fortunatamente tra loro non ci sono neanche contrasti per la scelta dei posti dove esibirsi, le zone sono più o meno sempre le stesse, ma si rispettano e non serve ‘assegnarsi’ gli spazi. Questa collaborazione è particolarmente importante: i ragazzini che vivono per strada in Etiopia sono molti, spesso si formano gruppi contrapposti e, nella lotta per la sopravvivenza, spesso scoppiano piccole risse. Avere qualcuno su cui contare diventa vitale.

Le giornate sono sempre uguali: “Iniziamo a suonare tra le sei e le otto di sera nei pressi degli hotel più grandi e delle traditional house (i bar tradizionali), continuiamo fino all’una di notte, a volte anche di più – racconta serio Joseph, mentre le sue mani non smettono mai di muoversi a ritmo di musica, con colpetti regolari sul masinko -. Poi torniamo a casa e andiamo a letto. Ci svegliamo intorno alle quattro del pomeriggio e ricominciamo a metterci in movimento per raggiungere il posto dove suonare. A volte capita di iniziare anche prima”.

“Può succedere di suonare anche durante l’ora di pranzo, nei ristoranti e nei posti frequentati da turisti – aggiunge col volto pensieroso Tamene -. Se serve suoniamo di giorno e di notte, anche se siamo stanchi, non possiamo fare altrimenti”.

Quando parlano del lavoro i volti si fanno cupi, cercano di sorridere e restare allegri ma le loro espressioni trasmettono una profonda tristezza.

L’eventualità di cercare altre occupazioni non la valutano neanche, è come se in loro prendesse il sopravvento una dolorosissima rassegnazione: “Non possiamo fare altro, suonare è ciò che sappiamo fare e l’unico mezzo che abbiamo per conquistarci da vivere. Ma lo facciamo solo per guadagnare, non ci piace questo mestiere e questa vita. Se avessimo differenti opportunità faremo altro. Quando avrò un figlio non gli tramanderò questa tradizione come ha fatto mio padre con me, non voglio che nella vita faccia questo”, ammette con una certa amarezza Tamene, mentre Joseph annuisce.

A dispetto della passione che trasmettono quando suonano, questo è un lavoro troppo faticoso che non dà soddisfazioni. Nonostante le tante ore passate in giro con il masinko, certi giorni può accadere che non guadagnino nulla, e comunque ciò che riescono a racimolare non è mai alto. Ci sono, per fortuna, anche giorni più fortunati, in occasione di feste, vacanze o particolari eventi. Di norma le cerimonie sono un’ottima occasione per loro: in Etiopia durante matrimoni, battesimi e fidanzamenti è abitudine che invitati e festeggiati si intrattengano con le melodie dei suonatori di masinko e i ballerini tradizionali. Purtroppo, però, sono sempre meno le famiglie che possono permettersi questo lusso. “La situazione in genere per noi è molto difficile – racconta Tamene con gli occhi che guardano nel vuoto -: la cosa più brutta è che capita di andare a dormire senza aver mangiato perché non abbiamo i soldi per il cibo”.

Mentre li ascolto, mi consola il fatto che almeno sono si stanno rifugiando in alcool e droghe, come accade spesso, ma è un’amara consolazione. L’unica cosa che si concedono, ammette Tamene con un filo di voce, è il chat (masticare foglie che procurano sensazioni di euforia): “Non beviamo anche perché non riusciremmo a lavorare. Però, qualche volta, quando siamo tristi perché non riusciamo a guadagnare prendiamo il chat per svagarci”.

Mercato di Bahir Dar-Bahir Dar-Amara region-Etiopia-Africa

Il mercato di Bahir Dar

Joseph e Tamene non hanno neanche potuto studiare: il primo è arrivato al terzo anno di scuola, ma l’ha dovuta abbandonare perché non poteva più permettersela, mentre Tamene non ha mai cominciato e non sa né leggere né scrivere. Sperano di poter cambiare vita, poter andare a scuola e trovare un lavoro migliore, ma sanno che sarà difficile. Purtroppo in Etiopia, resta ancora molto alto il numero di bambini che non riescono a frequentare la scuola, neanche per i primi anni.
“Io vorrei riuscire ad incidere della musica”, rivela Tamene precisando subito: “Non perché mi piaccia, ma solo perché così riuscirei a guadagnare parecchi soldi e a cambiare vita”. “A me non interessa incidere canzoni – controbatte Joseph –, vorrei solo avere un lavoro normale, di quelli che si fanno durante il giorno e non di notte”. Per ora, però, non possono far altro che continuare a suonare: “Non posso neanche tornare al villaggio d’origine, là non ci sono opportunità per me. Posso solo restare qui”, conclude Joseph abbassando lo sguardo e continuando a muovere veloci le mani sul masinko.

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8 Commenti

Etiopia, il desiderio di studiare di Betelihem - E allora parto 6 Febbraio 2019 - 21:42

[…] un po’ di più dell’Etiopia (e degli incontri che ho fatto lì) qui trovi le storie dei suonatori di Masinko, di Eielsa e la baraccopoli di Koshekoshe, dell’associazione di donne e del […]

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Etiopia: la vita spezzata di una ragazza di Koshekoshe - E allora parto - 25 Maggio 2018 - 14:08

[…] Come accade a molti ragazzini senza mezzi e senza adulti che li controllano è finito in strada e ora è uno dei tanti bambini che popolano le vie della capitale dell’Etiopia vivendo di espedienti (avevo raccontato la storia di due di questi ragazzini in un articolo che trovi qui). […]

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Zucchero Farina in viaggio 11 Maggio 2018 - 12:41

Si da sempre per scontato l’essere fortunati ma ci sono paesi in cui la vita è davvero diversa dalla nostra. Mi è piaciuto molto leggere questo articolo

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Camilla 12 Maggio 2018 - 8:19

Hai perfettamente ragione, diamo troppe cose per scontato. L’esperienza in Etiopia mi ha messo proprio di fronte a questa cosa e mi ha aperto gli occhi su molti aspetti della nostra vita quotidiana che sottovalutiamo e suciò che invece sopravvalutiamo quando poi non sono così importanti.

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Eleonora - Avventure Ovunque 5 Maggio 2018 - 20:14

Nel leggere questo tuo racconto mi sono sentita via via prendere da una sempre maggiore tristezza, non solo per la situazione terribile in cui si trovano questi ragazzini, ma soprattutto perchè come loro ce ne sono troppi altri nella stessa situazione ed in più mi ha colpita davvero molto questa desolazione e questa completa rassegnazione al fatto che non hanno nessuna alternativa… Dovremmo tutti ricordarci molto meglio quante possibilità abbiamo noi, quale lusso nel poter scegliere cosa fare delle nostre vite dopo aver avuto delle infanzie normali che questi bambini neanche si sognano…

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Camilla 8 Maggio 2018 - 12:14

Ciao Eleonora, si hai perfettamente ragione: troppo spesso ci dimentichiamo di quanto siamo fortunati e al tempo stesso di quanto ignoriamo realtà che sono tanto diverse da noi. Certi incontri ti mettono davanti a realtà crudeli e ti fanno riscoprire il valore di certe cose che diamo per scontati.

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Simona Pasquino 27 Aprile 2018 - 22:04

Quando leggo storie come queste mi rendo conto di quanto siamo fortunati. In molti Paesi persino andare a scuola è un lusso e si deve abbandonare presto l’infanzia per poter sopravvivere. Questi ragazzi come tanti loro coetanei devono lasciare le proprie famiglie per cercare fortuna e spesso l’illusione di poter guadagnare qualcosa si infrange contro la realta. È tutto molto amaro.

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Camilla 27 Aprile 2018 - 23:14

Ciao Simona, si hai perfettamente ragione: noi siamo molto fortunati e spessissimo ce lo dimentichiamo. In alcuni paesi è veramente terribile cosa i bambini devono affrontare e quali privazioni sono costretti a subire. Tamene e Joseph erano poco più che bambini ma in loro dell’adolescenza non c’era proprio più traccia.

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