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La cultura giapponese tra tradizione e modernità, intervista a Stefania Sabia

Di Camilla
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–   Cultura giapponese –

Quando si è bambini, a volte, si hanno sogni che a riguardarli da adulti sembrano lontanissimi dal percorso che poi ha preso la nostra vita, ma per Stefania Sabia non è così: fin da piccola desiderava vivere nel Paese del Sol levante e ora Tokyo è la sua casa. È lei la protagonista della nuova puntata de Le Interviste di E allora parto!

 Insieme abbiamo parlato di alcuni aspetti peculiari della cultura giapponese. 

Ero seduta nel soggiorno di casa mia in una tarda mattinata di inizio ottobre, ma con le sue parole mi sono ritrovata a passeggiare tra templi e santuari, in un viaggio che ha toccato luoghi meravigliosi e antiche tradizioni, ma non solo. Qui trovi l’audio integrale.

Ero una bambina super appassiona di cultura giapponese e come molti della mia età guardavo i cartoni in tv. Fin da piccola pensavo di voler studiare Giapponese, che è poi quello che ho fatto: sono laureata in Giapponese a Torino. Dopo la laurea e tre mesi di studio in Giappone, volevo assolutamente tornare qua, ero già stata a Tokyo ed ero innamoratissima di questa città. Sono tornata a studiare qui e ho cercato lavoro. Alla fine sono rimasta: sono più di 3 anni e mezzo”, dice.

Tokyo, i quartieri tradizionali

La sua passione la porta alla continua ricerca di angoli nuovi e chicche. Viene naturale chiederle subito qualche dritta su cosa vedere: (2’07”)“Di Tokyo mi piace tanto la zona della Shitamachi, quella che è rimasta più tradizionale – mi spiega, con quell’emozione negli occhi che ha sempre quando parla del suo Giappone”.

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Case tradizionali giapponesi

“Perché uno magari ha l’idea di una Tokyo molto moderna, invece non è solo così: Tokyo è talmente grande che dentro ha veramente di tutto, trovi una montagna, una valle e anche tantissime zone tradizionali, con gli edifici che si sono preservati com’erano all’inizio del ‘900 e anche prima”.

“Mi piacciono molto due zone della Shitamachi, che sono Yanaka e Nezu, dove ci sono molti templi e cominca, che sono le case tradizionali. Ora molti giovani stanno cercando di salvarle e dentro ci fanno dei caffè, mantenendo la struttura originale”.

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Una sala da té a Tokyo

Un’altra zona molto bella è Shibamata, sempre a Shitamachi: c’è questa shōtenga (via) che conduce al tempio maggiore di Shibamata che ha edifici di legno bellissimi. C’è anche una casa da tè con il giardino tradizionale”. Proprio questo aspetto di Tokyo l’attrae maggiormente: “Il fatto che giri l’angolo e trovi cose antiche bellissime in mezzo alla città. Mi emoziono. Inoltre Tokyo è una città molto sicura, puoi andare in giro sola e sei tranquilla”.

Un salto fuori da Tokyo

Da Tokyo ci siamo spostate fuori: “Ogni prefettura ha le sue cose bellissime ma io sono molto innamorata di quella di Nagano: ha foreste immense di cedri millenari con i templi, i jinja (santuari shintoisti), in mezzo. Sei in questo luogo che sembra millemila anni lontano dalla città e cammini nel silenzio”. (3’50”)

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La prefettura di Nagano

Cultura giapponese, Shintoismo e Buddhismo

Il lato più tradizionale del Giappone era quello che aveva affascinato maggiormente anche me: la modernità ti colpisce subito, ma è questo equilibrio con il passato ad essere speciale. E quando si parla di tradizioni la mente va a templi e santuari, a Shintoismo e Buddhismo. Quando avevo visitato il paese (qui il mio itinerario) mi aveva incuriosita molto il rapporto tra queste due confessioni nella cultura giapponese (6’27”): Non hanno mai avuto una separazione netta tra le due religioni, spesso trovavi templi che erano sia Shintoisti che Buddhisti – mi spiega Stefania. – Poi c’è stata una divisione, in realtà piuttosto recente, perché risale alla restaurazione Meji: oggi sono Buddhisti o Shintoisti, ma magari li trovi uno di fianco all’altro. L’esempio molto noto è il Sensō-ji di Asaksa che è un tempio Buddhista ma ha di fianco l’Asaksa Jinja, che è appunto Shintoista, e sono nello stesso recinto. Non sentono una separazione netta come la possiamo intendere noi”.

“C’è anche un modo di dire (8’00’): ‘Matrimonio shintoista funerale buddhista’, perché magari nella tua vita farai cerimonie di una religione così come dell’altra. A loro piace prendere anche feste nostre e trasformarle in qualcosa che ha senso per loro. Il Natale è ad esempio la sera in cui esci con il tuo fidanzato o la tua fidanzata. Dipende anche dal fatto che non hanno questa separazione a livello religioso”.

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Un tipico tempio Giapponese

Alla scoperta degli Yokai

Parlando di cultura e tradizioni giapponesi non si possono non citare gli Yokai, su cui Stefania ha scritto anche un libro, La guida agli Yokai di Tokyo. (11’45”) “Sono creature del folklore giapponese e ne esistono di diversi tipi. Alcuni sono molto famosi come le Kitsune, le volpi che si trovano ad esempio nel tempio di Inari, sono considerate messaggeri di Inari, ma anche in altri templi.

Sono delle creature quasi mostruose ma anche una sorta di divinità: c’è un confine molto sottile tra folklore e divino. A volte vengono considerate dispettose nei confronti degli uomini, per questo si riservano loro dei templi, come ad esempio dedicati ai Tengu, esseri con i becchi di corvo. Per lo Shintoismo è meglio fare dei rituali in più per ingraziarsi queste creature. Per questo ci sono ancora oggi questo generi di templi. Li ritroviamo poi molto spesso nei manga e negli anime: sono rimasti anche nella cultura contemporanea”.

Ritualità e ospitalità, l’Omothenashi

Tradizioni, spiritualità e riti sono una parte centrale della cultura giapponese, che resiste forte anche oggi. A volte sembrano appartenere ai riti anche molti dei gesti che si vedono nella quotidianità, come ad esempio quando ti accolgono in un ristorante o ti danno il resto al combini (mini-market), con una serie precisa di movimenti e parole. Stefania mi spiega come molti dei comportamenti abbiano a che fare con l’Omothenashi (11’27”), tipica della cultura giapponese, che potremmo tradurre con ospitalità, cortesia e dedizione nei confronti dell’ospite, ma non semplice servigio. Per questo ad esempio al cliente si parla in keigo, che è la lingua formale.

Cultura giapponese: riservatezza e privacy

È qualcosa che lascia decisamente sorpresi, perché va ben al di là della cortesia e non è mai sopra le righe. Anche perché bisogna sempre ricordare la riservatezza dei Giapponesi, (18’26”) che a volte sorprende parecchio. Perché se da un lato c’è sempre questa cura per l’ospite, permane comunque un certo distacco verso l’altro. “È un popolo molto riservato e ha un modo diverso di approcciarsi agli altri, anche nei saluti. Con le amiche, ad esempio – dice Stefania – non si abbracciano mai strette, ma si danno dei colpetti sulla schiena.

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“Confrontati a noi sono più distaccati e considerano sacro lo spazio vitale della persona.

Non ti si avvicineranno mai troppo se non ti conoscono, non si prenderanno mai confidenze se non ti conoscono. Per loro la riservatezza è importante. Molto dipende anche dal fatto di essere in città e non in campagna, dove sicuramente saranno meno distanti”. A me era capitato di vedere una persona cadere tra la folla della metro e nessuno che andasse ad aiutarla, Stefania commenta così: “molto dipende anche dalla paura di essere frainteso nell’andare a toccare qualcuno: preferiscono non fare nulla piuttosto che fare qualcosa che possa essere percepito male”.

Dalla tradizione alle cose che cambiano

Quando si parla di aspetti tipici della società e della cultura giapponese spesso viene in mente la dedizione al lavoro (25’00’) che sembra toccare punte estreme, almeno nei luoghi comuni. Però forse non è più così: “Le cose stanno cambiando – precisa -, ci sono molte aziende con capi giovani, dove gli orari sono quelli più classici d’ufficio. Secondo me dipende tanto dall’impresa e da quanto stia cercando di inserire aspetti moderni”.

Anche sulla posizione e la percezione della donna (36’15”), secondo Stefania, c’è un cambiamento in atto e mi racconta di averne parlato con una sua amica giapponese: “Ci sono molte aziende che stanno adottando delle politiche per migliorare la situazione, tuttavia esistono ancora realtà in cui la donna deve preparare il tè e servirlo al meeting”. Che poi sulla donna ci vorrebbe un’intervista a parte, anche perché spesso il modo in cui noi guardiamo al mondo femminile giapponese è confuso e non tiene conto delle differenze culturali, come quando ci si stupisce per il modo di vestirsi o di porsi:

“È una cosa culturale, come a loro piace apparire: in Giappone più sembri giovane, meglio è. Per loro poi non è un problema se nel tempo libero ti vesti in modi che in Italia sarebbero assurdi.

Anche la moda è molto diversa: si vestono molto over-size o più “kawaii”, più carini con tanti accessori. Per loro inoltre è più normale avere la gonna corta piuttosto che la scollatura. Sull’abbigliamento sono molto più tranquilli di noi”.

Cosa sono i Maid Cafè

Poi c’è il discusso tema dei Maid Cafè (40’00”) che torna spesso quando si parla di donne e Giappone. Stefania mi racconta di esserci stata due volte: “Non è così strano come lo puoi immaginare: le cameriere sono vestite con questi costumi ma in realtà in Giappone è normale. Non fanno nulla di strano, sono molto gentili. Alle volte vedi salary man perché magari non hanno famiglia e, dopo il lavoro, vanno da qualche parte perché sono soli. Ma in realtà i Maid Cafè sono solo dei caffè con del cibo molto carino, magari a forma di animaletto, e le cameriere che fanno le formule magiche. C’è un approccio giocoso”.

Il lato scherzoso del Giappone

Utilizzare questo approccio quasi ludico anche riguardo temi seri è una particolarità del Giappone: Ad esempio se fanno dei lavori in strada i coni segnaletici sono a forma di personaggio, usano le mascotte per qualsiasi cosa. Anche i templi possono avere gli ema (le tavolette in cui si scrivono le preghiere) con i personaggi e a volte fanno delle collaborazioni con i manga. C’è questa cosa del serio e del leggero che in Italia c’è meno, così come l’abitudine di mettere cose carine e decorative dove meno te lo aspetti”. Che poi in qualche modo è legato ad anime e manga, così come al fatto chenello Shintoismo anche gli oggetti hanno una sorta di anima: loro animano oggetti dove non ti verrebbe mai in mente di disegnarci una faccina”.

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I cartelli e gli annunci in stile fumettoso sono ovunque in Giappone

Cultura giapponese: i kimono

Prima di chiudere siamo tornate a parlare di un aspetto molto tradizionale, perché Stefania è un’appassionata di kimono e io ero curiosa di saperne di più. (49’02”)
“Fino agli anni ’40 era usato come abito quotidiano, nel dopoguerra ha smesso di essere indossato tutti i giorni. Sono nate generazioni di giapponesi che non hanno imparato a metterlo e negli anni ‘60 e ‘70 c’è stato un grande calo del suo uso. Intorno agli anni ’90 c’è stata una ripresa. Adesso ci sono molti giovani giapponesi che indossano il kimono usato: vanno molto quelli vintage o second hand, ed è quello che faccio anche io, si trovano cose bellissime che costano poco”.

I vari tipi di Kimono

I kimono non sono tutti uguali: per l’estate si usa in realtà “lo yukata, di cotone o lino, quindi più leggero. Viene messo senza la sottoveste (Juban), cosa che invece viene usata per il kimono e con una cintura (obi) hanhaba” che ha un’unica larghezza e lo si indossa con i geta, sandali con suola in legno.

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Stefania con indosso uno dei suoi favolosi kimono

“D’estate c’è anche un kimono molto leggero quasi trasparente che si può mettere con la sottoveste. A settembre e giugno c’è un kimono che è foderato. In inverno, i kimono sono di lana, poliestere o seta, sono foderati e si mettono con la haori che è la giacca giapponese tipica”. Ci sono poi vari tipi di obi, “lo scegli in base a quanto vorrai essere formale, per lo yukata sarà il meno formale possibile e farai fiocchi più casual. Più formale è il kimono più formale è l’obi”: quello più formale è lunghissimo.

Anche i colori scelti dipendono dalla formalità dell’evento: “ai matrimoni, ad esempio, la madre della sposa o le parenti strette adulte o non giovani metteranno il kurotomesode, che è nero con le decorazioni solo in alcuni punti. Se sei giovane o non sposata ed è un’occasione formale metterai il furisode, che ha le maniche molto lunghe. Anche la disposizione della fantasia indica se è formale o meno: “il Komon che è un kimono casual ha la fantasia ripetuta su tuto il kimono, mentre quelli più formali solo in alcuni punti”.

Consigli di lettura

Avrei voluto chiedere a Stefania altre mille cose, ma non c’era tempo. Mi sono però fatta suggerire alcuni libri per approfondire la conoscenza del Giappone:

  • Tokyo orizzontale di Laura Imai Messina,
  • Ua, la via giapponese all’armonia Laura Imai Messina
  • 
Blu quasi trasparentei e SictyNine di Ryū Murakami (romanzi)
  • Libro d’ombra di Junichiro Tanizaki

Spero che questo viaggio con Stefania alla scoperta di alcuni aspetti della cultura giapponese ti sia piaciuto. Qui trovi il profilo IG di Stefania dove racconta tantissime cose sul Giappone e qui il suo blog.

Se vuoi proseguire questo giro del mondo con Le interviste di E allora Parto! qui trovi quella alla cooperante Anna Rubert, qui alla giornalista di guerra Laura Silvia Battaglia e qui all’esperta di turismo sostenibile Teresa Agovino.

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